Alberto Barbera, direttore di lunga data della manifestazione anche per questa edizione ha preparato un cartellone che è la consueta valanga di titoli, suddivisi tra lunghi e corti, serie, lavori di finzione e documentari, opere di realtà virtuale, con la succulenta sezione di Venezia Classici, oramai imperdibile per ogni cinefilo che si rispetti. Da non dimenticare la costola autonoma de Le Giornate degli autori composto da venticinque lungometraggi a cui vanno aggiunti un paio di corti del tradizionale spazio Miu Miu Women’s Tales che quest’anno vedranno all’opera Mona Fastvold (Discipline, con protagonista Amanda Seyfried) e Claire Denis (Avec Kim ospita in scena la mitica Kim Gordon dei fu Sonic Youth). Tra nomi conclamati come Robert Guédiguian, interessanti scoperte come il cineasta nigeriano Damilola Orimogunje e ritorni quali quelli di Lili Horvát e Roberta Torre ci sarà modo di aprire lo sguardo con consapevolezza sul contemporaneo, come dimostra la presenza dei grandissimi argentini di El Pampero Cine, qui con l’evento speciale El fantasma di Ignacio Masllorens e David Lamelas. Mentre nella ribelle Settimana della critica, vero laboratorio creativo per molti registi che approdo alla Mostra per la prima volta, possiamo scommettere su Prima della guerra di Tommaso Usberti, o Meteorite a firma di Sebastián Múnera. Si passa al concorso ufficiale con alcuni titoli inusuali e una lunghissima fila di documentari fuori competizione diretti da grandi autori del cinema internazionale ( Wim Wenders, Sergei Loznitsa, Amos Gitai ecc. ). Ovviamente le produzioni italiane la fanno da padrona, con il ritorno in concorso a Venezia di un nome di primissimo piano quale quello di Nanni Moretti, che mancava dalla Mostra dai tempi di Palombella rossa nel 1989.
Come sempre una Mostra veneziana abnorme, che anche se mancano molte pellicole a stelle strisce, riesce a fare il pieno di registi e attori acclamati per un palcoscenico mediatico di tutto rispetto.
Voto
8
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