Dylan Dog: Almanacco della paura 2001
Dylan Dog Gigante # 11
Dovendo
realizzare un fumetto incentrato su un cult movie di marca horror
viene spontaneo pensare a Dylan Dog, il mitico indagatore dell'incubo
bonelliano, come naturale protagonista. Ed è esattamente questo che accade
nell'undicesimo annual dedicato al detective londinese dal volto
ispirato all'attore Rupert
Everett, creato nel 1986 da Tiziano
Sclavi e divenuto nel volgere di pochi anni un caso editoriale senza
precedenti nel panorama fumettistico italiano. L'avventura, intitolata Horror
Cult Movie, è sceneggiata da Pasquale Ruju e disegnata con taglio
prettamente cinematografico da Maurizio di Vincenzo. Per certi versi si tratta
di una storia inconsueta per Dylan Dog: non il solito caso rigorosamente
sovrannaturale ma un'avventura in cui il giovane investigatore si troverà
involontariamente risucchiato insieme ad altri compagni di visione che
condividono con lui un'insana passione per il genere orrorifico.
Tutto prende avvio quando Dylan,
in una classica notte all'insegna dell'insonnia, rivede per
l'ennesima volta un horror di John Munro, un consacrato maestro del genere: il film in
questione è la quarta parte di Bloody Evil, una saga infinita in cui
l'eroe della situazione, l'energico Dutch Dillon, si dedica a distruggere un
virus infernale d'ignota origine che va contaminando senza logica apparente
persone e macchine, devastando intere cittadine della provincia americana. Si
tratta di un cult,
ovvero un film dotato di un valore eccezionale per la ristretta cerchia dei
suoi appassionati oppure, stando alla definizione del buon Groucho,
"qualcosa di così brutto e squallido da risultare irresistibile per una
ristretta cerchia di appassionati masochisti": in ogni caso, trattandosi
di un'esperienza di puro
orrore, qualcosa che si volatilizza con i titoli di coda, magari
focalizzandosi in un incubo
subito dopo. Dylan passa così una nottata da tranquillo cinefilo horror
ma, giusto la mattina successiva, apprende dal suo vecchio mentore, l’ispettore
Bloch, la notizia del suicidio (efferato e sanguinario, tramite motosega di
scena) di John Munro. Si tratta di una falsa morte promozionale per lanciare
l'ennesimo episodio di Bloody Evil o dell'uscita di scena ad effetto di
un regista coerente al proprio stile fino alla morte? Comunque stiano le cose, Dylan Dog si reca
all'immancabile retrospettiva celebrativa dell'opera di Munro - una maratona
dei sei episodi di Bloody Evil finora usciti -, dove riceverà un
biglietto omaggio per partecipare alla straordinaria anteprima dell'episodio
settimo, ennesimo sequel
della serie nonché capitolo conclusivo della saga. A visionare Bloody
Evil VII e le nuove gesta
splatter di Dutch, insieme a Dylan si ritroveranno tre ragazzini, la
giovane attrice protagonista, il produttore ed un critico che ha l'hobby
di stroncare ogni nuova tappa della saga: e tutti gli spettatori, in modalità
inspiegabili, finiranno inglobati
nella trama dell'horror, circondati da mostri da incubo e da zombies
che sembrano usciti da La notte dei morti viventi, nelle mani di uno
sceneggiatore privo di spunti originali che sembra aver predestinato tutti ad
una fine cinica, dolorosa e possibilmente accompagnata da battutacce degne di
un B-movie. Bloody Evil VII: un horror di
cui si può dire tutto il male possibile, ma allo stesso tempo una storia che
cattura lo spettatore. Nel vero senso della parola...
Dylan Dog Gigante N. 11, Horror Cult Movie, annuale, pp. 236 [Bonelli]
Voto
7
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