Roberto Curti, Tommaso La Selva
Sex and Violence
Percorsi nel cinema estremo (nuova edizione, riveduta e ampliata). Un dissacrante viaggio all’inferno
Le Comete, Lindau, pp.623, € 32,00
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Il cinema dell’eccesso ha sempre avuto un fascino
invidiabile, con le sue pellicole dalle immagini forti e prevaricatrici, lasciando nello spettatore un frame indelebile di quelle sequenze al limite del rappresentabile. Ma non si può ridurre a solo speculazione voyeristica,
che per sua natura il cinema è, dentro a quel fotogramma c’è di più: la sensibile mutazione dello sguardo, spinto verso le viscere dell’esistere nelle sue multiforme espressioni. Un’indagine di senso, spinta versa la spogliazione della coscienza nei suoi limite e nelle debolezze d’animo . Sex and Violence è un viaggio dentro l’inferno del non rappresentabile al cinema, che le censure dei vari paesi hanno negli anni bollato come immorale, perverso, dunque proibito.
Il volume si apre sull’America nel suo periodo moralista, tramite il Codice Hays, sprigionando nei decenni successivi
una ribellione trasgressiva con le correnti dell’exploitation,
fino allo splatter e l’hardcore, grazie al guizzo temerario di registi come George Romero, Wes Craven e Gerard Damiano. Passando per l’Europa nelle ossessioni dissacranti di autori debordanti come Alain Robbe-Grillet, eversivi
come il primo Ken Russel,
per finire con l’oltraggioso rivoluzionario Dušan Makavejev, senza dimenticare il sesso tentacolare di Andrzej Zulawski.
Non manca all’appello il cinema estremo italiano, a partire dalle scandalose rappresentazioni del grande Pier Paolo Pasolini, sino ai fulgidi esempi di registi cult come Lucio Fulci e Alberto Cavallone. Il panorama asiatico non è da meno con gli angeli violentati di Wakamatsu Koji e le
provocazioni visivi di una moltitudine di autori da Ōshima, Teruo, Miike, Tsukamoto, per citarne alcuni. Questa riedizione, si può definire una versione 2.0 come la definisce
Roberto Curti nella sua introduzione, oltre alle
correzioni di refusi e imprecisioni presenti nella prima edizione, sono state
introdotte numerosi integrazioni, con
l’approfondimento riguardante cineasti e cinematografie nazionali, con titoli
lasciati da parte nella precedente stesura. Con il recupero di Cavallone, Russel, Brass e Michel Lemoine, segue quello di ampie dissertazioni riguardanti il cinema inglese degli
anni settanta, quello belga, l’hard statunitense anni settanta, il gotico
italiano, lo snufff movie, e curiose aggiunte sull’exploitation greca e brasiliana e sulla necrofilia al cinema. I capitoli riscritti sono stati il 7 e il 10, riguardanti il cinema orientale e il cinema estremo degli ultimi anni, grazie ad un surplus di informazioni e pellicole che sono giunte in massa con il contributo
di una maggiore visibilità da parte di cinematografie vitali e in ascesa. Un
lavoro certosino da parte di Curti e La Selva, che compilano con dovizia di annotazioni e critiche di spessore il profilo di un senso visivo in perenne ricerca di tabù da infrangere, che rischia di concludersi nel momento in cui tutto diventa rappresentabile, nell’idea di un diaframma esposto alla luce del sole la cui scena è spoglia: così potrebbe apparire ad una lettura poco accorta. La curiosità è sapere
quanto si possa rigenerare il provocare tramite il
linguaggio del cinema per capirne i modi, ma anche le specifiche relazionali in un mondo che non si può definire il miglior posto in cui vivere. Un saggio di vibrante deformazione sociale, da leggere come porta d’ingresso nel mondo dell’eccesso e della conoscenza di sé.
Voto
9
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