Robert R. McCammon, Hanno Sete, 2005
Robert McCammon, L’ora del lupo, 2006
Robert McCammon, La via oscura, 2008
Robert McCammon, La maledizione degli Usher, 2009
Robert McCammon, Mary Terror, 2010
Oramai la Gargoyle Books ha mostrato le sue carte sul tavolo dell’editoria e con la presentazione di
questo volume, Hanno Sete dell’acclamato Robert R. McCammon,
ha dimostrato una linea di condotta sempre più impostata verso un lavoro di
riscoperta di classici e non solo, ponendo la sua attenzione nei confronti di autori che all’estero hanno il plauso di pubblico e
critica, mentre da noi siamo incanalati alle solite preferenze indotte da un
mercato editoriale asfittico. Robert McCammon è una
delle grandi star del horror tra gli anni ottanta e
novanta, con best-seller quali Baal, Swan Song e Mine, aggiudicandosi per ben tre volte il Bram Stoker Award, riconoscimento
ambito da ogni scrittore del genere, che lo consacrano re insieme a Stephen King. Dopo Gone South nel ’92, McCammon scompare dalla scena pubblica e diventa egli
stesso una figura avvolta dal mistero. Il silenzio dura per circa dieci anni
fino alla pubblicazione della sua fatica più recente, Speaks the Nightbird, un
grande affresco storico sull’oscuro periodo della caccia delle streghe nel
1600. Hanno Sete (They Thirst) è riconosciuto dalla critica come uno dei suoi romanzi migliori che conquista in breve i lettori di tutto il mondo. Il principe Vulkan e suoi adepti si trasferiscono dalle lande desolate
di un paese dell’est europeo, in una metropoli soffocante e ribollente come Los
Angeles, per contagiarli con la loro insaziabile violenza. Solo uno sparuto
gruppo di persone ha deciso di fermare il piano diabolico di Vulkan, il principe dei vampiri: un detective dell’omicidi che ha alle spalle un’infanzia dove ha
conosciuto quel male contagioso, un prete condannato da una malattia
incurabile, un attore della televisione deciso di strappare la donna amata ad
un destino peggiore della morte, una giornalista abituata al torbido e un
bambino che vuole vendicare la morte dei suoi genitori. La consapevolezza di McCammon è tale, che l’archetipo per eccellenza della
letteratura horror – il vampiro – diventi un essere privo di fascino o di elementi già prestabiliti, per condensarsi in male, in un
clima apocalittico retto da una ricognizione di ogni frammento atto ad aprire i
dilemmi e le psicologie di personaggi a tutto tondo. Un romanzo stratificato,
che suggella le sottigliezze di uno scrittore, abile nel
sfuggire a catalogazioni di merito, pronto a sfidare le aspettative del lettore
per calarci nelle tenebre di un presente, dove ogni cosa si genere nel male
della sopravivenza, come già aveva fatto lodevolmente il grande regista John Carpenter
nel film Vampires. McCammon
è uno scrittore che ha sempre dato tutto perché il sogno si avverasse: vedere
le sue idee scritte su fogli bianche, e ha dovuto pagare di persona
quando ha deciso di dare vita ad un romanzo lontano da ogni
classificazione (Speaks the Nightbird), castigandolo nel silenzio, ma la forza di volontà ci ha restituito un
romanziere vero e le sue opere ne trasmettono la forza evocativa e moderna.
Voto
9