Già nei suoi primi corti, si poteva scoprire quel senso di ambiguo e assurdo che poi troverà maggior vigore nei suoi lungometraggi, che sottolineano un profondo malessere che L'allora giovane Polanski aveva vissuto nella sua fugace giovinezza tra le macerie di una Varsavia distrutta dai nazisti. Una infanzia difficile e la grande passione per il cinema l'aveva portato a frequentare la scuola di Cinema, e successivamente la visione di un universo nero pieno di sfumature che offuscano la verità, per lasciare lo spazio alla colpa e alla violenza avevano trovato istanza nei suoi lavori. In un film epocale come Chinatown si riscontra tutto questo, filtrato da un film che respira la classicità hollywoodiana, ma che in esso si frantuma in una fitta tela di sguardi che rimandano ad una verità insondabile e sfuggente. La capacità del regista è stata quella di ricalcare gli stilemi del genere noir, per poi esplicare la violenza della detective story, che formano il quadro di un universo chiuso e regolato da menzogne. Alovisio dirige la sua ricerca verso i diversi punti di vista che sono la matrice del film, per poi aprire un capitolo sui simboli che appaiono nella pellicola, ricostruendo passo dopo passo la creazione di un opera che porta i tratti distintivi di un autore qui al suo meglio. Chinatown a mio avviso resta un opera di grande impatto visivo che sicuramente mette in luce la incredibile attitudine del regista di calibrare il suo sguardo a diversi modelli narrativi ( vedi Rosemary's Baby ), ma che purtroppo con il passare del tempo, a perso quella forza espressiva che avevo reso celebre il suo nome. Il libro di Alovisio, pur con alcune argomentazioni fumose, resta un approccio indispensabile per capire da vicino un autore come Roman Polanski, senza dimenticarci che almeno il film va preso in dvd, visto che è un capolavoro indispensabile.
Voto
6 1/2
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