I.Q.Hunter e Chiara Barbo
Brit-Invaders
Il cinema di fantascienza britannico. Alla riscoperta di un genere sommerso
Lindau, Universale/Film cult, pp.240, € 18,00
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H. G. Wells
è stato uno dei padri della fantascienza letteraria, e il suo acume narrativo è
stato lo specchio veritiero di un presente assorbito dal lettore come angoscia
o presentimento nero per un futuro indefinito. “Gli uomini, come dice lo stesso
Wells, sono soddisfatti di se stessi percorrendo il
globo in lungo e largo, credendosi di essere padroni
della materia. È probabile che i microbi sotto il microscopio facciano
altrettanto”. Sono proprio queste parole, l’inquieto esistere in cui versa
l’uomo e il suo egocentrismo, e la fantascienza ha mostrato questo cono d’ombra
che investe il nostro vissuto, presente e futuro. In particolare la “british science-fiction”, è una delle più fertili nel pianeta
non solo esclusivamente letterario ma anche cinematografico, con la presenza di autori dai nomi altisonanti come: H.
G. Wells,
William Golding, Arthur C. Clarke, Anthony Burgess, e registi del carisma di Stanley Kubrick, Ridley
Scott, Danny Boyle. In questo prezioso saggio i più autorevoli esperti della fantascienza
britannica esplorano il genere in dieci saggi: dal curioso Lo strano mondo del
cinema di fantascienza britannico di I. Q. Hunter; a Donne aliene: la politica della differenza
sessuale nel cinema pulp di fantascienza, di Steve Chibnall all’analisi di due film capitali come Un po’ di
vecchia ultraviolenza: Arancia Meccanica di James Chapman o Ragazze dei sogni e panico meccanico: distopia e sue alternanze in Brazil
e Orwell 1984, di Linda Ruth Williams; per concludere filmografia dei film di fantascienza britannici
dopo l’avvento del sonoro di I. Q. Hunter.
L’immaginario di creature aliene e visione futuristiche percorrono il cinema
inglese dalla fine degli anni venti fino ad oggi. Un cinema
che ha saputo concretizzare in quadri visivi l’evoluzione della società e del
costume inglese nei suoi aspetti contraddittori, presentando opere concernenti
sperimentazioni e tradizione. Vengo in mente scene de Il villaggio dei
dannati, alle tante pellicole della casa produttrice Hammer, specializzata nei generi popolari, ai più
recenti e visionari Brazil, 28 giorni dopo, per arrivare alle nuove derive digitali di
giovani filmamaker, pronti a rinverdire il cinema di
genere plasmandolo con stili differenti. Quello che si presenta sotto ai nostri occhi, leggendo questo volume, è la
rappresentazione di un futuro in cui la Gran
Bretagna diventa il luogo di ansie che si incanalano verso gli orizzonti
futuri, lasciando presagire una insicurezza esistenziale palpabile nel sentire
comune di una realtà inafferrabile nelle sue molteplici incostanze, ben
presenti in vasta scala. Questo libro ripara al danno di non aver mai
analizzato da vicino la fantascienza britannica, scalzato in passato
dall’attenzione mirata solo al cinema d’autore e d’impegno, dimenticando lo
spessore di genere che questo ha lasciato nell’immaginario della settima arte,
curato con determinata passione dal docente di cinema I. Q. Hunter e dal critico
cinematografico Chiara Barbo.
Voto
7
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