Dietro al nome d’arte Palo Agaraff, si cela un terzetto di
autori ignoti proveniente dal mondo della letteratura horror, con passione
divorante tra cinema e derivati. Con il precedente Le
rane di Ko Samui, che ritraeva tre vecchie dal carattere acidulo alle prese
con un villaggio vacanze invaso da mostri, questa seconda prova si misura con
il corollario di gesti e odi repressi che cova sotto pelle in una famiglia
dall’esito imprevisto. La storia si avvia nel 1930, e vede come scenario una
piccola isola sperduta vicino alla Sardegna,
dal nome identificativo di Mortorio. In una villa dall’aspetto sinistro si
radunano i componenti della famiglia Farricorto, per la lettura del testamento
del cugino Bonifacio, sconosciuto ai presenti e possessore di un’ingente
fortuna. In queste condizioni, i parenti serpenti si indirizzano sguardi e
tengono d’occhio ogni mossa, ma la morte arriva come una mannaia che affonda
nelle carni dei sette beneficiari alla fine della seduta. A questo assunto
narrativo di matrice gialla, s’insinua nella storia un vecchio diario,
detonando l’atmosfera e facendo precipitare gli eventi in un contesto
inquietante, attraverso le pagine ingiallite del suddetto libro che descrivono
le avventure di un lupo di mare scomparso da anni. L’accavallarsi di situazioni
strane induce a pensare che si celi un segreto dalla portata devastante nella famiglia
Farricorto, e ciò avrà una spiegazione fulminante nelle ultime pagine del
romanzo. Molti dettagli non sono stati inclusi nel libro, ma posso essere
reperiti sul sito ufficiale: www.agaraff.com
per una completa comprensione. Una storia retta da un ritmo agile, ma che
sconta una trama complessa non del tutto dipanata, e avrebbe giovato una
maggior dilatazione dell’assunto per fondere la partecipazione del lettore con
uno sviluppo più conscio dell’insieme e dei suoi personaggi. Un esperimento
letterario comunque dal fine non comune, sapientemente intriso nel genere e
connotato da un tono grottesco non delimitante.
Voto
6 ½
|
 |
|