Fotografia, Primo Festival Internazionale di Roma, 2002
Bully, Regia di Larry Clark
Gli Stati Uniti visti nell'ottica dell'American Dream, la Florida ritratta nella sua provincia e un gruppo di
adolescenti che dividono le loro giornate tra surf,droghe leggere e pesanti, sesso spicciolo e la violenza più gratuita. Questo è in sintesi "Bully", lo slang utilizzato per definire "il bullo", che si apre - giusto per andare al sodo - con uno dei protagonisti, l'enegmatico Marty, impegnato in frasi d'effetto in una chat erotica gay, con la quale ricava qualche verdone per i divertimenti suoi e di Bobby, appartenente alla midd class, avviato dal papà ad un
carriera rassicurante e vero spaccone che esercita sul più fragile Marty il suo potere, umiliandolo quando e quanto vuole. I due ragazzi vivono, senza incontrare particolari difficoltà, di espedienti come spogliarsi in locali omosessuali o girare video porno. Aizzato da Lisa, la sua sbandata fidanzata, Marty decide di uccidere Bobby mettendo fine al suo sadismo e all'arroganza nel piano criminale coinvolgono una serie di coetanei che come loro sono pieni di complessi, insicurezze, fragilità, situazioni familiari dramma tick e
moltissima ingenuità.La sceneggiatura, tratta da un libro che s'ispira ad un fatto di cronaca, è molto attenta a sottolineare, di ciascun personaggio, le proprie paure e la mancanza assoluta di una stabilità o di un valore nel quale credere, il che si trasforma, in termini visivi, in un susseguirsi
piuttosto diretto di spinelli accesi, lsd ingeriti, amplessi sfrenati dialoghi brevi, intrisi di parolacce, schietti e
agghiaccianti. Contrariamente a ciò che si è detto riguardo a questo film, annunciato come lo scandalo del Festival, ciò che disturba non è
l'esibita, e forse anche compiaciuta, violenza piuttosto ciò che effettivamente sconvolge di "Bully" è l'incoscienza più totale che "i ragazzi di oggi" hanno del valore
della vita, così, dal momento in cui si trovano a pianificare,per poi realizzare l'efferrato delitto, la pellicola si riempie di un'ironia e di una comicità che ben lontana dal senso liberatorio è fortemente inquietante. In molte interviste Larry Clark, già regista del
chiacchierato "Kids" (1995), si dichiara un moralista e anche se lamenta che tutti, dinanzi a tale affermazione, ridono, bisogna credergli perché il suo sguardo più critico lo rivolge soprattutto ai genitori, da qui un'analogia con American Beauty, sottolineandone la precaria educazione
votata più sulla garanzia del benessere economico che sull'effettiva felecità dei figli. In effetti tutto accade sotto i loro occhi, nella stessa casa, dietro l'angolo o nello stesso quartiere ma c'è un tale diniego che fa scattare, inevitabilmente, il dramma. Il cast scelto da Clark vanta molte giovani star in ascesa che offrono buone interpretazioni da Nick Sthal che ha già conquistato la copertina di "The Advocade" a Brad Renfro che ha esordito ne "Il Cliente" di Schumacher per poi essere protagonista del film di Bryan Singer "L'Allievo" fino a blazare agli onori delle cronache per piccoli reati dal possesso di droga, alla guida in stato di ebrezza, la fama di
"bad guy" gli si addice in pieno. Da adocchiare anche Rachel Miner e Bijou Phillips che sono rispettivamente Lisa e Alli.
Bully, Regia: Larry Clark, Cast: Brad Renfro,Nick Stahl,Rachel Miner, Bijou Phillips, Genere: Drammatico, U.S.A. 2001
Voto
6½
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