La prima mostra a Barcellona dell'artista portoghese Carlos
Bunga (Oporto, 1976) viene ospitata dal MACBA
dal 29 ottobre 2015 al 7 febbraio il 2016. L’artista portoghese ha trasformato
la Capella MACBA, con i suoi caratteristici materiali (cartone,
vernice e nastro adesivo), in un trittico di opere concepite appositamente per lo spazio e da cui la mostra prende il titolo (Capella, appunto).
Come di consueto, Carlos Bunga rende interventi scultorei in relazione diretta con uno spazio particolare. La funzione originale di questo luogo, la suo successiva sconsacrazione e la sua posizione nel contesto urbano sono gli elementi di partenza da cui l'artista ha realizzato questa installazione.
Come d’abitudine, le opere di Bunga mettono in un certo senso in discussione alcuni principi di architettura moderna, in particolare quando considera la funzione come l'origine della forma. Le sue installazioni si riferiscono a un contesto
preesistente. Bunga non prevede i suoi interventi alla maniera di un architetto. Il suo metodo si sviluppa infatti durante il processo di
costruzione, mentre i suoi disegni e schizzi, invece di precederlo, derivano dall'esecuzione del lavoro: in questo caso tre opere e uno spazio lettura. Entrando nello spazio espositivo incontriamo Espacio invisibile (spazio invisibile), dove due monitor mostrano immagini di un luogo esistente, concreto, ma inaccessibile. Non sappiamo esattamente dove si trova e come raggiungerlo, è
come se fossimo diventati osservatori di atti segreti. Capella, una costruzione di cartone, vernice e nastro adesivo, occupa la navata centrale della Capella MACBA è come se fosse stata realizzata per fare da contrappunto costruttivo alla pietra, materiale essenziale del
monumento. Questo anti-monumento critica l'immobilità del permanente e
celebra la necessità di ricostruire continuamente l'importanza dei
nostri ambienti fisici e immateriali. Intento de conservación (Tentativo di conservazione) è il titolo dell'intervento di Bunga nella zona rinascimentale della Cappella, che una volta era parte del Convento dels Àngels complesso. È un inserimento o graft quasi-pittorica sulla parete museografica di questo spazio.
Ad accompagnare la mostra, una zona lettura è stata creata nello spazio Forum dove è possibile consultare libri e cataloghi su Carlos Bunga, così come altri artisti e discipline che hanno influenzato i
suoi ambienti work intangible. Attualmente i lavori di Bunga vengono esposti in musei e mostre apertamente dedicate all'architettura, come il Chicago Architecture Biennale.
Ma Bunga si sente più vicino alla tradizione degli anarchitects. Utilizzando la metafora della tradizione popolare catalana di castelli, delle torri umane, Bunga solleva anche un dibattito sulla natura attuale dello spazio pubblico, le sue trasformazioni, il suo declino, la sua assenza e il suo recupero. I castells sono una perfetta espressione di architettura effimera, sostenuto dalla fragilità dei corpi che agiscono insieme. Come espressione del nostro bisogno per l'altro, formano una metafora sociale che oscilla tra la concorrenza e di festa, la festa.
Voto
8
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