Tutt’altro che tedesca la Lemper. Emoziona, appassiona, tira fuori l’anima ed il cuore, anche se non perde mai di vista la tecnica, la perfezione, il puntiglio.
Una grande voce che si destreggia tra l’inglese, il tedesco, lo spagnolo, per poi affrontare anche l’arabo o l’yiddish.
Alle sue spalle, in un anfiteatro del Pecci quasi esaurito, drappi blu a sventolare, uno sgabello pariettiano, quattro musicisti di lusso: Vana Gierig al pianoforte, Todd Turkisher alla batteria e percussioni, Gregory Jones al basso e contrabbasso. “Tra ieri e domani”, il titolo del concerto.
Abito scuro di seta lucente, uno spolverino anch’esso nero che presto sarà tolto, una silhouette da diva “sporcata” o “esaltata” dall’essere incinta.
Una Milva, rossa anche lei, una Mina ma più teatrale, forse più vicina a Edith Piaf
Diva, musa della chanson parigina, del cabaret berlinese.
Attacca con “Mylord” tra teatro e canzone. E’ più un piano bar newyorkese che un concerto. L’atmosfera si scalda, la grande voce dell’interprete tedesca esce fuori con tutta la sua portata da grandi modulazioni di frequenza, estensioni altissime, il jazz soffuso e acuti prolungati.
Una bombetta ed un boa di struzzo rosso per ricordare il suo mentore: Bertold Brecht. Come non cantare “La canzone di Mecky Messer”.
Chiude con l’omaggio italiano “Caruso” una serata speciale.
Forse un Sinatra, regalo all’America nella quale vive, non avrebbe stonato.
Voto
8
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