La
Discoteca Labirinto dei Subsonica non è
affatto bianca e senza luci colorate, ma luci dalle molteplici tonalità hanno
investito circa un migliaio di persone,accorse per questo silenzioso concerto
al CSA Intifada di Roma, al ritmo dei bit della nuova tendenza elettronica
italiana, che il quintetto propone ormai da cinque anni. Nonostante la
stanchezza accumulata in due mesi e mezzo di tour sulle spalle e i non pochi
problemi d'allergia primaverile, i cinque
torinesi non hanno risparmiato nessun colpo, nè una goccia di sudore a
favore dell'iniziativa "Riempi il vuoto della tua periferia". La
cornice di inizio concerto è molto particolare, a tratti surreale: tutti
aspettano seduti lo spegnersi delle luci, come a voler contenere dentro al
corpo tutta l'energia possibile, per poi farla esplodere al primo tocco di
bacchette del batterista Ninja. E così è stato: l’esibizione del gruppo ha
preso avvio con una versione accattivante ed avvolgente di Eva-Eva-Eva,
giusto per preparare muscoli e gambe alla scatenata Colpo di pistola. A
ruota i tormentoni Nuova Ossessione e Nuvole Rapide, la convulsa Aurora
Sogna, la viscerale Albascura, per arrivare così finalmente a Perfezione,
arricchita da un interludio dalle venature house del dj Boosta per far
prender fiato ad un Samuel vocalmente non al 100% - fattore che è andato ad
incidere, anche se non in modo preponderante,sull'intensità dei brani più
movimentati –. Dunque i Subsonica
coccolano per bene i loro fans, proponendo tutti i brani di Amorematico
(esclusa Ieri), due terzi di Microchip Emozionale, ed andando
anche a ripescare dall’album d’esordio i capisaldi Presoblu e'Cose
che non ho (retrocessa al bis). Appare opinabile l'esclusione dalla
scaletta di Albe Meccaniche, brano già relegato a B-side del singolo
della sanremese Tutti i miei sbagli, e che forse meriterebbe molta più
considerazione in quanto canzone maggiormente rappresentativo dell'iter
‘subsonico’ del gruppo. Con ottima scelta
lo scatenato quintetto decide di congedarsi dal pubblico con la dolcissima Sole
silenzioso, probabilmente il brano più intrigante dell'ultimo lavoro,
caratterizzato dai toni chiaro-scuri della New-Wave anni Ottanta. Resta la
piacevolissima sensazione di aver ben nutrito timpani e corpo per una sera, con
un sound fresco e ricco di
energia, fortunatamente lontano dall'amara litania delle solite cose.
Voto
8
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