Pensando a Cuba, un po’ per il grande botto retroattivo dei
vecchi leoni del Buena
Vista Social Club (disco di nicchia divenuto gradualmente un
successo planetario), un po’ per la susseguente esplosione della musica di matrice latina nel mondo
(vedi Santana, Gloria Estefan, Ricky
Martin, Jarabe de Palo
e compagnia bella), viene inevitabilmente da pensare all’ormai riscoperto e
celebrato son locale. Ma è anche vero che nella realtà giovanile della
Cuba contemporanea ha un grande posto anche l’hip hop, genere
musicale eminentemente di
matrice protestataria, urbana in senso stretto, almeno nei corrispettivi
ambienti statunitensi, da qui l’estrazione coloured (Eminem a parte) della
maggioranza dei rappers, hiphoppers e gangstarap
americani. E da Cuba passando per Parigi Ruzzo e Yutuel, due ex membri degli
Amenaza – gruppo impostosi alla terza edizione (semiclandestina) del Festival
Rap Cubano – con Liván (già nei
Sergent Garcia) ed il chitarrista di son Roldán hanno formato gli Orishas.
Il gruppo nell’album d’esordio A lo
cubano mantiene fede all’idea ed al nome, che cita le divinità
religiose afro-cubane, non a caso propone un hip hop atipico, uscito
dallo strano mélange di son, guacancò e timba e
quasi ipnotici del rap.
In pratica ne nasce una fuses, ovvero una sorta di fusion di
diverse cadenze caraibiche che, pure, contengono un elemento di ripetitività
interna. Il risultato è indubbiamente piacevole, molto ballabile, ma quasi
incidentalmente latore di messaggi sociali o contro in senso stretto. Il disco
si apre con un’introduzione densa di promesse: la prima mantenuta segue a un
dipresso, è la contagiosa Represent, che mette l’ascoltatore
sull’avviso, dandogli un corposo assaggio di quanto troverà nell’album ovvero,
in genere, un refrain caraibico alternato a strofe più propriamente hip
hop – ed è quanto mai azzeccato che il testo sia per l’appunto una
riflessione metamusicale sul son cubano –. Il canovaccio non cambia
nella successiva Atreviso, più spostata sul versante hip hop. Il
gioco di contaminazione raggiunge livelli di un irresistibile groove
nella title track, davvero deliziosa, sicuramente uno degli episodi
migliori del disco, che però non funziona a pieno regime proprio nella parte
centrale, segnata da un progressive incursioni elettroniche. Da Orishas
llegò per fortuna il gruppo si ricorda di essere cubano e torna se stesso:
arriva anche qualche brivido con 537
C.U.B.A., anche perché qui le divagazioni hip hop si diramano
dal Chan chan del mitico Compay Segundo, ovvero il brano
programmatico di Buena Vista Social Club. Da segnalare
anche Connexiòn e la conclusiva Triunfo. Si può tentare: il
gruppo c’è, il progetto è destinato a un luminoso futuro, quando arriveranno
(si spera) anche prove più mature.
Orishas, A lo cubano [Chrysalis 2000]
Voto
6+
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