C’è una nuova cantante in giro, un’artista emergente, come si suol dire: per
l’anagrafe si chiama Maria Chiara Fraschetta, classe 1983, ma ha scelto come nome d’arte Nina Zilli,
in onore della grande Nina Simone con l’aggiunta del cognome da ragazza della madre. Per il resto Nina Zilli ha un curriculum da predestinata: ha trascorso l’infanzia in Irlanda, imparando l’inglese a perfezione, poi da adolescente è andata a studiare negli States, restando folgorata sulla via della Motown, iniziando ad amare spassionatamente il soul e il rhythm’n’blues, che col reggae costituiscono i suoi generi preferiti. Dopo una gavetta di lungo corso, Nina Zilli
ha firmato il primo contratto discografico l’ha firmato nel 2001 insieme al
gruppo con cui militava all’epoca, poi ha lavorato a MTV e nell’ultima edizione del “Roxy Bar” di Red Ronnie, quindi ha tentato di esordire come
solista ma per incomprensioni con la sua casa discografica ha potuto pubblicare soltanto l’anno scorso il suo EP omonimo, che conteneva
50mila, un singolo davvero fuori dal tempo felicemente interpretato in coppia con Giuliano Palma, un brano che
ha riscosso un notevole successo e poi è stato incluso nella colonna sonora di
Mine vaganti di Ferzan Ozpetek – il che ne ha rilanciato ancor più la
fortuna –. Di recente Nina Zilli ha giocato la carta di lancio più diffusa tra gli artisti emergenti: ha infatti partecipato a Sanremo con un brano retro come L’uomo che amava le donne,
che grazie alla sua esperienza di lungo corso ha interpretato magnificamente, aggiudicandosi peraltro il premio alla critica intitolato a Mia Martini, davvero meritatissimo. Questi ultimi exploit hanno convinto la Universal
a rimettere mano all’EP del 2009, che con l’aggiunta del brano di Sanremo e di
alcuni inediti è diventato appunto Sempre Lontano, che a tutti gli effetti
costituisce l’album d’esordio di Nina Zilli. La tracklist propone complessivamente dodici brani che si alternano tra reggae, rhythm’n’blues, soul, rock steady e musica italiana anni Sessanta, che talvolta la ragazza spolvera con la sua voce solare e potente ma allo stesso tempo ispirata e che per certi versi ricorda un pezzo da novanta come Mina. L’effetto generale di Sempre Lontano è quello
di un viaggio nel tempo con qualche scheggia occasionale di contemporaneità, un disco insomma che, mutatis mutandis, potremmo associare a quelli che di recente hanno fatto la fortuna di Duffy e Amy
Winehouse in Inghilterra e dintorni. Il disco prende avvio ovviamente con 50mila, poi propone lo scoppiettante soul di Paradiso,
quindi continua con l’eleganza de L’uomo che amava le donne e regala un’altra
chicca in perfetto stile Motown come L’inferno. A ruota l’album cambia ritmo
con il reggae d’atmosfera di Penelope, che la giovane artista interpreta con il
supporto di una band del settore come gli Smoke,
seguito a ruota da una cover de luxe quale L’amore verrà, intrigante (e pimpante) traduzione di un classico di Diana Ross & The Supremes, You can’t hurry love, e quindi da un’altra strepitosa chicca soul come Bacio d’a(d)dio, che costituisce quasi un trittico con le successive C’era una volta, più malinconica e ritmata, e Come il sole, davvero cinematografica e ricca di spezzature. La coda del disco alterna la solare Tutto bene, poi il contagioso reggae di No pressare ed infine Bellissimo, un reggae dal ritmo rilassato e nostalgico per chiudere il discorso, almeno per stavolta. Un gran bel disco, ricco di canzoni ben scritte e cantate da una voce splendida di cui ci auguriamo di poter parlare ancora il prima possibile.
Nina Zilli, Sempre Lontano [Universal 2010]
Voto
8
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