Djazzy drum'n'bass originario trova le ali giuste per volare latin. James Hardway non è il primo ad essere conquistato dalla musica caraibica, ma sicuramente il contagio con la sua sensibilità artistica dei ritmi cuban-jamaicani ha scaturito un Moors+christians di sorprendente livello creativo.
L'avventura - è storia ormai nota - è iniziata con un viaggio a Cuba, dove il feeling immediato con due musicisti come Pablo Menendez (leader dei Mezcla) e Octavio Rodriguez (drumdrumdrum) ha costituito le basi del nuovo album di James Hardway. Con un successivo arricchimento dovuto alla digressione (complice l'open flight) a Kingston, Jamaica. Dove James ha trovato in Trinity, Lisa Danger e Congo Ashanti Roy voci e stimoli dub. Il frutto di queste sessions live (cui si devono aggiungere i fiati europei della Horn Section di Theo Gordon) ha così sostituito i congegni elettronici e campionamenti di cui James Hardway è cultore.
Risultato un disco di jazz fusion completa, come potrebbe essere suonata da una big band in un coinvolgente e quanto mai gioioso live act. Il ritmo e la danza sono prevalenti, da Movin' on a Choco blanco, con la certezza di ascoltare questo Hardway sulle piste di mezzo mondo quest'estate. Ma non mancano momenti riflessivi, come in Lovesensi, vicino allo stile StereoDeluxe di Mo'horizons e Moodorama, o puntate dub di Crystal ball (con un richiamo al lato più jamaicano di Massive Attack) ed il divertimento musicale alla Tito Puente di Los locos Inglis.
Voto
8
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