L’avvocato musicista di Asti,
classe 1937, è tornato in studio dietro al suo pianoforte e ad un microfono in
barba alle sue molteplici primavere, per regalare al gentil pubblico di là e di
qua d’Oltralpe l’ennesimo prodigio della sua vasta discografia. Era da Elegia del 2004 che Paolo Conte non pubblicava un album di
studio ma, nonostante le sue dichiarazioni sulla volontà di limitarsi a dischi
soltanto strumentale per la sua presunta difficoltà compositiva sul fronte
testuale, le parole sembrano proprio non mancargli e la sua penna appare
intrigante ed efficace come sempre. C’è da dire subito che Psiche non aggiunge niente
di nuovo al complesso della sua opera, tranne l’utilizzo estemporaneo di
sintetizzatori, ma quel che continua a dire lo dice nel migliore dei modi, con
una corposa manciata di imperdibili ballate come le tante che Conte ci ha offerto dai
suoi esordi come compositore di canzoni per colleghi più famosi a partire dagli
anni Sessanta – molti rimasti nella storia come Azzurro, Messico e nuvole,
Insieme a te non ci sto più o Onda su onda, per citare qualche
titolo all’impronta –. Ma la cifra riposta della poetica contiana suole esplicarsi in ombrose ballate jazzate di
grande impatto sentimentale, come la mitica Via con me, e
Psiche
sotto questo profilo non fa eccezione, non a caso molte tra le canzoni
dei quindici brani della tracklist sono appunto insostenibili ballate.
Il titolo del disco s’ispira al mito di Eros e Psiche, la splendida fanciulla
che, abbandonata dal dio dell’amore per la sua curiosità, sfidò la dea Venere e
sostenne numerose prove per riconquistare il divino amante. Il percorso
musicale del disco
si apre appunto con la title track
d’apertura, quasi completamente strumentale, e si ravviva con la seconda
traccia, Il quadrato e il cerchio,
una briosa ballata con chitarra predominante incentrata sulla quadratura del
cerchio o sulle perplessità della vita che dir si voglia. A ruota l’album
propone un trittico di ballate, cominciando da Intimità, ballata sentimentale meravigliosamente essenziale e
malinconica con sottofondo delicatamente jazzato, l'ennesima composta da Conte
nella sua lunga carriera – ma perché fermarsi se il risultato continua ad
essere questo dopo decadi di onorata carriera? –, proseguendo con Big Bill, altra ballata soffusa ed
intimistica, ed infine all’intensa L’amore
che, sentimentale ed insostenibilmente malinconica. Dopo Silvery Fox
(brano in inglese), quasi un intermezzo da musical, Conte propone un’altra
pièce per musica e sentimenti con Bella di giorno per poi incantarci a
ruota con Velocità silenziosa,
dedicata ad un mito di riferimento del compositore astigiano, la bicicletta,
protagonista del protagonista del brano musicalmente più brioso di tutto il disco. Dopo le ombre di Omicrom arriva anche Ludmilla, una ballata con una protagonista del circo, da sempre uno degli universo di riferimento di Paolo Conte, con la malinconia della fisarmonica in sottofondo. La coda di Psiche presenta nell’ordine un’altra insostenibile ballata come Leggenda e popolo, basata sull’artificio retorico della ripetizione, con versi scanditi a regola d’arte, quindi la jazzata Danza della vanità, poi l’avvolgente ombrosità di Coup de théâtre (brano in francese), la frizzante Così o non così ed infine le conclusive screziature jazzate di Berlino. Con la certezza che il maestro, quando vorrà, tornerà ad incantarci come sempre…
Voto
8
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