Gli Articolo 31, come
anni fa diceva una loro canzone, ancora “dominano il party”: sotto il palco nei
loro concerti di questo riuscitissimo tour 2004 (per promozionare l’ottimo album Italiano medio) il pogo è
infinito, sulle gradinate quattordicenni impazziti si agitano, ballano e
sudano, osservati a stretto giro di vite da genitori stanchi ed indaffarati con
l’ossessione dell’orologio.
Le bandane della Jamaica, le foglie di marijuana come status symbol, il profumo - fumo dell’haschish che
pervade, i colori scanzonati delle magliette e degli slogan facili riempiono la
serata. Il rap e l’hip hop però hanno incredibilmente lasciato il
posto al rock, con sfumature di pop e di hard core sulle chitarre smorzate e le
percussioni eccessive, deformando l’idea degli Articolo, più riconoscibili come
sound ed ironia su bassi cadenzati e ritmati che dentro armonie sonore
consolidate da classifica o radio- commerciabili. La sindrome degregoriana di
cambiare ritmo e distruggere le hit ha colpito anche loro.
I capelli rasta del front man Dj
Ax, capopopolo e Masaniello,
scivolano jumpando sul palcoscenico immenso, mentre Dj Jad screccia e Space One, alla voce
fa cori e rintuzza le stonature, movendosi, saltando come gorilla in gabbia che
vuole spaccare ogni cosa. “A proposito dei reality show,
siamo noi i veri amici di Maria”, con riferimento alla trasmissione della De
Filippi, la marita del Costanzone
nazionale, ed alla tanto agognata piantina secca caraibica bobmarliana, è
uno dei pochi commenti tra una canzone e l’altra.
I fans, veri fanatici, con il dito medio alzato, “Italiano Medio”, aumentano di canzone in canzone, è un
passa parola, un saluto ormai purtroppo comune, un segno dei tempi, ed i
cellulari luminosi scattano mms da inviare agli amici adolescenti rimasti a
casa a mangiarsi le unghie, su internet o a giocare alla play station. “Non è un film” con atmosfere in
bianco e nero e “La
mia ragazza”, in un fortunato medley con Rino Gaetano, ma lo conosceranno i
ragazzi sotto il palco intenti solamente ad urlare come scimmie qualsiasi cosa
venga loro detta dall’artista di turno?, fino alla “Commodore 64”, inno
generazionale per i trentenni, è tutto un susseguirsi di ululati di
incontenibile ed irrefrenabile gioia.
Un clamoroso gigantesco dito medio tricolore, rivolto al Governo, al sistema, a chi?, campeggia solare e
s’illumina d’immenso dietro il palco, ed ora l’urlo di giubilo sale alto: i
ragazzi si sentono ascoltati, c’è qualcuno che la pensa, infantilmente, come
loro.
Voto
7 +
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