Ultimamente sembra che gli artisti
non sappiano spesso fare altro che guardarsi indietro. Il loro reinterpretare quasi maniacalmente
il repertorio di altri, soprattutto il pop d’autore sa di mancanza di idee.
Ma non è così per tutti. Affascinante infatti (per come è stata realizzata) l’idea di Nicola Alesini
di trattare le canzoni di Fabrizio De Andrè (evitando di usare le parti vocali) come se
fossero degli standard: Alesini nel Cd FdA avvolge la lezione di De André di note poetiche, graffianti
e sognanti. Il sassofonista dimostra di aver compreso a pieno il modo di
comporre (anche quello musicale) del cantautore genovese e in
queste sue rielaborazioni accarezza la melodia, la allunga, la distorce a suo
piacimento, creando un ibrido sonoro ricco di seduzione.
Da "Bocca di rosa" a "Amore che vieni amore che
vai", da “Il testamento di Tito” a “La guerra di Piero”. Per l’album FdA, pubblicato nel 2006 da Il
Manifesto cd, Nicola Alesini si è alternato ai sassofoni,
al clarinetto, ai campionamenti e alla programmazione. Gli arrangiamenti sono
di Michele Lobaccaro, Nabil
Salameh ha messo la voce (e il recitato) e al lavoro
hanno partecipato anche i Radiodervish. Il risultato è un progetto privo di
facili ammiccamenti, un disco che evita accuratamente qualsiasi scontatezza e piaggeria e riesce a centrare l’anima più
vera delle composizioni di De Andrè. Un’ottima intuizione del sassofonista romano che nell’album ha
inserito anche quattro sue composizioni originali.
Jazz e musica popolare, ambient e world music si mischiano al geniale pop deandreiano in un unicum nuovo, ricco di fascino e comunicazione
diretta. Le canzoni, anche senza parole, mantengono inalterata la loro
forza. E anzi, grazie alle intuizioni di Alesini, splendono di nuovi stimoli, lasciando
all’ascoltatore il piacere di ricostruire la sua memoria pop o lasciarsi
cullare dalle note morbide che accarezzano ogni brano.
Da sottolineare anche “Genova il giorno dopo”,
il brano che chiude l’album, una composizione originale di Alesini
che è una sorta di ideale ponte fra la sua musica e quella di Fabrizio, un
saluto intenso e schietto a un genio della canzone che non c’è più.
Voto
7