Visita Pergola - In sua movenza è fermo
Visita spettacolo al teatro fiorentino
Da un'idea di Riccardo Ventrella, testi e regia di Giovanni Micoli, con Mario Minoretti, Fabio Baronti, Sabrina Tinalli, Natalia Strozzi, Marcello Allegroni, macchineria Alessandro Pirali, Filippo Lagna, luci: Samuele Batistoni, Filippo Mancini, costumi Silvia Bocciolini
Domenica 14 gennaio e domenica 4 febbraio 2007 alle 10.30, 11.30 e 12.30
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Una vera e propria città si apre
sotto il palcoscenico della Pergola.
Accompagnati da un Riccardo
Ventrella, ideatore dell’iniziativa e fresco
di nomina ufficiale alla direzione del Teatro massimo fiorentino a soli
trentotto anni, un po’ Caronte diabolico un po’
Virgilio angelico ci conduce per mano tra i meandri ricchi di storia, aneddoti
e polvere, le stanze, le botole. La visita in forma teatrale del Teatro della
Pergola è un immergersi nel baule dei ricordi attraverso la piece
“In sua movenza è fermo”, testo e regia di Giovanni Micoli,
il motto- gioco di parole dell’associazione che fondò il teatro. E’ un dietro le quinte che ora si apre ed adesso si restringe in
cunicoli, si contorce in labirintici palazzi. Ci sono le stanze degli
attrezzisti e dei macchinisti, i depositi dei costumi. Addirittura la Pergola si è mangiata,
letteralmente inghiottita due strade cittadine che prima dell’allargamento
attuale erano a cielo aperto. Eccoci nel “Vicolo
delle Carrozze”, ci addentriamo come pionieri nelle Piramidi: ai
lati delle piccole aperture o nicchie che erano gli ingressi delle botteghe che
vendevano tutto il necessario per la messa in scena, dai costumi, ai trucchi,
alle scene, sarti e falegnami. Camminiamo proprio
sotto il palcoscenico. Un pozzo per le lavandaie interne per
lavare e tingere i costumi. Il ventre della balena è ancora ampio e
gonfio: la “Salita dei cavalli” è un’irta via interna per portare le
scenografie grazie a carri trainati, poi la stanza dei macchinisti con le firme
sulle mura come in un carcere ed i ganci per i “paccheri”,
le vesti classiche del mestiere. Il tour arriva al Saloncino,
dagli stucchi ed affreschi originali, che in tempo di fascismo era divenuta palestra per il pugilato e la scherma. Appaiono
anche i fantasmi del teatro. Prima l’impresario storico Alessandro Lanari, il classico e delizioso Mario Minoretti,
poi la casta diva bizzosa e capricciosa Marianna Barbieri,
l’incerta e titubante Natalia Strozzi, soprano prima
donna dell’opera ingaggiata per il MacBeth di un
Giuseppe Verdi trentatreenne. Ventrella sta dentro e
fuori la scena, è il collettore tra la realtà moderna e il passato che torna a
bussare alla nostra porta, con discrezione ma anche con decisione. Ci dicono che il teatro è arte, passione, “è
tridimensionalità”. Segue il macchinista- inventore del telefono Antonio Meucci che lavorò alla Pergola, interpretato dal
bravissimo Fabio Baronti segno che la Compagnia delle Seggiole
sa fare anche altro rispetto al successo delle Cene con delitto. Ogni
personaggio racconta la sua storia fatta di piccoli dettagli quotidiani dentro
il grande involucro ovattante del teatro, piccoli Pinocchi dentro il Pescecane
per proteggere la magia del gesto e della parola dell’attore. Non poteva
mancare la sarta pettegola, la divertentissima Sabrina Tinalli,
che ci racconta le vicende della Duse proprio fuori da
quello che fu il suo camerino e che adesso ha occupato con “Lo zoo di vetro” Claudia Cardinale.
Un camerino che è divenuto un’icona, una conquista, un punto d’arrivo tanto da
trasformarne la chiave in un prestigioso premio che nel 2006 è andato a Arnoldo Foà.
Un giro nel museo della Pergola con il fantasma di Cesare Carovetti,
primo macchinista, il corpulento e emozionante
Marcello Allegrini. Il 4 febbraio ancora tre
occasioni per non lasciarsi sfuggire la città nascosta
che respira sotto la Pergola:
10.30, 11.30, 12.30.
Voto
8
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