Un
piccante caso letterario costruito in laboratorio o un caso umano riciclato in
un pruriginoso bestseller a sorpresa? Il dubbio, l’avrete capito, si
riferisce ai Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire della
diciassettenne liceale catanese Melissa P.,
autrice esordiente di un diario romanzesco cucinato in salsa autobiografica o
sedicente tale. Ma cominciamo dalla storia: la sedicenne protagonista, Melissa,
dopo aver cominciato ad esplorare la propria sessualità, si concede per la
prima volta ad un ragazzo di poco più grande di lei, ben conscia di essere per
lui un mero oggetto erotico da consumare fugacemente. Non è che l’inizio di un
tunnel di degradazioni sessuali apparentemente privo di via d’uscita: Melissa,
alla sconsolata ricerca del vero amore, si alterna tra un letto e l’altro,
concedendosi ad una turba di sconosciuti senza alcun ritegno, incapace di
controllarsi, passando tra orge, rapporti omosessuali, relazioni sadomaso e
giochi erotici in serie, per poi tornare a casa e ripulire i propri
indecifrabili affanni con i consueti cento
colpi di spazzola prima di andare a dormire davanti al fido specchio della
sua camera, con i genitori che dormono ignari dei turbamenti della figlia
irrequieta nella stanza accanto. Dulcis in fundo, neanche a dirlo, il
romanzo va a chiudersi con un insperato happy ending su cui nessun
lettore sano di mente avrebbe osato scommettere un penny dopo le prime pagine.
Nel complesso la sensazione offerta da Cento colpi di spazzola è quella
di una versione tascabile, contemporaneizzante e defilosofizzata della Justine
di De Sade annacquata nell’adolescenza torbida stigmatizzata nella Lolita
di Vladimir Nabokov, romanzi che probabilmente Melissa P. neppure ha letto.
La prosa del romanzo,
contenuta e volutamente ingenua, cattura comunque non pochi stilemi delle
inquiete adolescenti italiane dei giorni nostri.
Melissa P., Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, Roma, Fazi, 2003; pp. 143
Voto
5
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