Come ben sanno i lettori, oramai il genere giallo, nelle sue
diverse intonazioni di genere, ha assunto con il tempo una rilevanza mediatica
tale, che ogni scrittore appartenente a questo filone aureo a una sua piccola
cornice di notorietà. La letteratura italiana, ha ristabilito un contatto con i
lettori tramite il noir, il poliziesco o il thriller, a tal punto che questa
moda è un ondata che travalica il consueto periodo estivo, che stimola letture
di intrattenimento, per diventare un fenomeno contraddistinto da nomi sempre
nuovi per tutte le stagioni. Franco Limardi, irrompe
sulla scena del delitto con questo suo secondo romanzo, dopo aver esordito con
L’età dell’acqua ( DeriveApprodi, 2001 ), menzione speciale all’edizione 200
del Premio Calvino. Il
protagonista è Lorenzo Madralta, ex militare reduce dal Libano, che lavora come
responsabile della sicurezza in una sonnacchiosa cittadina di provincia. Uomo
di poche parole e dai metodi duri, Madralta sembra un impiegato modello, ma
sotto la maschera di indifferenza che sembra separarlo da tutti, cova una
profonda irrequietudine. Il sogno di un riscatto e l’infatuazione per una
giovane donna, saranno i motivi per accettare un impresa rischiosa: il colpo al
supermercato per cui lavora. Anche una sola lacrima,
mette in scena un universo provinciale italiano, che rispecchia le ipocrisie e
la falsa cupidigia della gente, dove il personaggio di Madralta, che sembra
uscito dalla penna di un James M. Cain,
è un uomo che vive in un contesto già malato, e il suo silenzio, fatto di poche
parole e modi spicci, sono la rappresentazione di una rigidità emotiva, anche
morale, che alla fine non serve a difenderlo da questa epidemia di volgari
bassezze. Una drammaturgia congelata, che funziona abilmente nel descrivere la
sociopatia del protagonista in un contesto corrotto, con momenti intensi come
il ricordo di guerra in Libano, ma che non riesce ad essere efficace nella sua
conformazione di genere, si ben orchestrata nelle sue matrici originare, ma
incapace di fare svettare l’animo del personaggio e di un mondo in sfacelo, per
concentrarsi troppo sull’effettiva tenuta dell’azione. In poche parole manca
quella forza espressiva che porta a svelare il nero come faceva Jim Thompson, che fa sprofondare
i suoi personaggi in spirali senza respiro. Una scrittura troppa trattenuta e
attenta ha smorzato le possibilità che poteva sprigionare questo romanzo, che
comunque rimane un episodio promettente per la nostra letteratura, da
verificare con la sua prossima prova.
Voto
6 ½
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