La ricerca della felicità è
davvero trovare il Principe Azzurro o la Principessa sul Pisello? E’ veramente riuscire a
scovare sul globo terracqueo la nostra mezza mela? Sarebbe un po’ riduttivo e
certamente un’offesa all’intelligenza, al libero arbitrio, alla consapevolezza
di sé. Le mele di Adamo, le mele dell’omonimo Tempo con Sophie Marceau sono passate, scadute, da
alcuni lustri ma ancora alcuni, molti illusi e delusi al contempo, continuano a
faticare ricercando la chimera, il miraggio, la fata morgana in mezzo al
Sistema, all’asfalto, al cemento quotidiano. E’ la ricerca del “mezzo kiwi”
(più affettuoso e vagamente esotico) che ha spinto il pratese
Francesco Danti, o il suo personaggio anche se il libro “Trenta giorni
di gesso” (Ibiskos
editrice, 120 pagine, 12 euro) sembra dettagliatamente autobiografico, ad
“alzarsi la mattina dal letto”. Un volumetto agile (addirittura con prefazione
di Federico Moccia,
se può essere un vanto) e, a tratti, anche piacevole,
scorrevole e leggero. L’autore soffre però del
male dei trentenni di oggi, nessuno si senta escluso, di quell’autobiografismo che ha la troppo facile tendenza
di sfociare nel vittimismo con una sana carica di (auto) ironia
fantozziana. Come a dire che l’ippopotamo sta bene nel
suo fango. E forse è davvero così. Sono i singoli che
foraggiano con i loro comportamenti stereotipati il tanto temuto “Sistema”. Tra
gli atteggiamenti codificati e categorizzati rientra anche l’insofferenza, senza muovere un dito,
l’appannamento programmatico dei sogni, continuando a dire e dirsi “Io sono
diverso dagli altri”, la ribellione a tutto quello che è di moda, comune, alla
portata di tutti, il sentirsi fintamente scomodi. Ma
poi per chi? La canzone “Piero” di Simone
Cristicchi può spiegare
molto. Non ho mai incontrato nessuno che dicesse “sono
un uomo qualunque”, “sono normale”. Più spesso si incontrano
diari di bordo di chi decanta il suo innato essere contro, quella pacifica e
silenziosa marcia alla ricerca del soddisfacimento dei propri bisogni, sempre
più spesso materiali. Perché una donna non è un
desiderio materiale? E veramente il mezzo kiwi, la mezza mela, la mezza cipolla
risolvono la vita? Se questo “Trenta giorni” (il
titolo è comunque simpatico) fosse stato scritto in
terza persona e fosse stato ripulito da inutili considerazioni filosofeggianti
da uomo della strada (vedi Funari),
senza lezioni o metodi fai da te, senza classifiche e punti da rispettare,
avrebbe avuto il suo perché. Rivedibile, aspettiamo Danti al varco della
seconda pubblicazione.
Voto
6 -
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