Tedavi - Compagnia delle Ombre
Veleni medicei
Firenze non è solo luminoso Rinascimento. Testo, ricerche storiche e regia: Alessandro Riccio, Con: Alberto Orlandi, Alessandro Riccio, Piera Dabizzi, Chiara Ciofini, Carolina Gamini, Fulvio Ferrati. Maschere Clarice Plana
Villa Caruso – Lastra a Signa, dall’1 all'11 luglio ore 2008
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Il connubio prima o poi era
inevitabile. Tra le tragedie medicee e gli assassini studiati a tavolino delle
Ombre, il matrimonio era nell’aria, per i luoghi non convenzionali scelti, per
provenienza geografica, per lo stesso humus, per la stessa visione del teatro,
per lo stesso pubblico sul quale insistono. Curiosi, amanti delle storie, del
mangiar bene all’interno di contesti suggestivi, parchi in notturna, alla
ricerca della visione sconosciuta, tagliata, nascosta di affascinanti spazi.
Andare a seguire gli spettacoli della Tedavi
oppure della Compagnia delle Ombre
non è soltanto seguire lo svolgimento della drammaturgia ma anche entrare
dentro un nuovo mondo, fatto di assassini, visti soltanto in televisione ed ora
finalmente a portata di mano, fatto di costumi medievali, di dame, coltelli,
veleni. Nell’ultima invenzione scenica, la prima in complicità tra Alessandro
Riccio e Alberto Orlandi e soci, “Veleni medicei”, dieci giorni di repliche nel
parco di Villa Caruso, la famiglia che
governò Firenze (e che negli ultimi anni è stata vivisezionata teatralmente con
il “Mese Mediceo”)
entra prepotente nel collaudato schema della Compagnia delle Ombre. Scena
allarmata, concitazione, azione, presentazione dei personaggi, schede ai tavoli.
Il pubblico dei convitati segue, mangia. Nel fresco della villa il risultato è
ancora migliore. Tra le siepi basse del giardino le corse dentro gli splendidi
costumi riportano con la mente a antichi rancori, a duelli rusticani sciolti
con violenza, a quella alterigia nobiliare fatta di bassi istinti, di voglie
improvvise e irrazionali. La trama è complicata come tutti gli intrighi a corte.
Attenzione ai particolari, alle inezie, alle parole non dette, ai sopraccigli
alzati. L’importante non è la soluzione ma l’esserci tra le carte degli indizi
che ingolfano la cena. E la tavola imbandita di petto d’anatra o maccheroncini
alla Medici diventa un brain storming continuo, una discussione accesa a bocca
piena. Chi scrive e sbrodola sul foglio, chi si unge la cravatta ed intanto
riflette sull’ultimo indizio dato per poterlo meglio ricollegare ai precedenti.
Poi arriva il momento della compilazione dei resoconti ed ogni tavolo, a dita
incrociate, spera di aver azzeccato omicida e movente. Non si vince niente ma
la gloria dell’intelligenza, quella si.
Voto
7 ½
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