In un paese come il nostro, dove il cinema di estrazione diversa da quella
americana, non trova che pochi ammiratori, stupisce
vedere che la lodevole iniziativa della Dynamic Italia, improntata sulla
distribuzione di una serie di titoli dell’irreverente regista giapponese, Takashi
Miike, ha riscosso una certa attenzione e un successo insperato, vista la
scarsa attenzione al cinema di origine asiatica da parte degli organi di
stampa. Oggi, per fortuna la globalizzazione si avverte anche nello scambio dei
registi, tra le diverse industrie cinematografiche e la loro penetrazione
d’immagine sul mondo occidentale. Miike è sicuramente uno dei nomi più in voga
e poter avere tra le mani alcuni suoi film, e un piacere davvero unico. Una
delle opere appartenenti a The black society trilogy,
è il primo capitolo Shinjuku
triad society, dove si indaga nel mondo sotterranero e corrotto di
Shinjuku, dove l’oscurità inghiotte uomini violenti e abietti. Il detective mezzosangue
Tatsuhito dà la caccia al sadico omosessuale cinese Wang, in un percorso alternato
da presenze sinistre e drammi taglienti, in cui nessuno si salva. Miike non
indugia mai di fronte al male e lo inietta nella pellicola con frustrante
verità. Rainy
dog è il secondo episodio della trilogia Shinjuku, dove Yuji è un
giapponese esiliato a Tapei. Il suo lavoro da sicario è incessante. Un giorno
una sua ex fidanzata gli affida un bambino dicendogli che è suo figlio. Film doloroso, sulla difficoltà dei legami, pieno di disperazione
affogata in una pioggia persistente: limbo congelato di un mondo chiuso tra
le leggi sanguinose della mala. Il Nostro ha sempre messo in primo piano, i
diversi e gli incroci razziali, non sempre accettati dal sistema giapponese, per
costruire un suo personale tassello dell’impossibilità umana di accettarsi e
donarsi alla conoscenza di sé. The
city of the lost souls parte da un brasiliano tosto e vendicativo che fa
scappare la sua ragazza dal furgone che la sta trasportando in prigione.
Insieme tenteranno poi il colpo della vita: rubare una borsa piena di soldi
alla mafia. Emblematica è la diversità come
conformazione ribelle, che non trova la sua espressione in una realtà dettata
dal sangue e dal potere corrotto. Le regole della yakuza,
rappresentano i codici comportamentali deviati di una omologazione permanente,
che uscita dai ranghi della nomenclatura ufficiale, ha la sua forza nell’espressione
violenta, che non ammette deroghe o sconti. In Agitator due gang si spartiscono il territorio della città. Fino a quando un
affiliato viene ucciso dal clan rivale. Sarà l’elemento
scatenante di una serie di ritorsioni, vendette e giochi di potere. Miike si
addentra nello specifico, e ci cala in un universo personale, di vite spezzate dalla solitudini, assetate di vendetta, stigmatizzate in un
percorso doloroso. Graveyard
of honour è il reamake della omonima pellicola di Kinji Fukusaku. Grazie al salvataggio del boss locale, Rikuo entra a far parte del clan Sawada. Ma la sua natura, incontenibile e violenta, non lo rende degno di fiducia presso gli altri membri. Senza un vero
seguito, si trova a stringere amicizia in carcere con l’esponente di una gang
rivale, spingendosi verso una deriva personale senza speranza. Auto distrizione, come spinta verso alla liberazione da sé e dalle regole imposte, per lasciare ai posteri una lucida disperazione, che risalta l’animo nero dell’essere umano, incapace di vivere nelle sue
costrittive gabbie di codici e leggi e che Miike ha saputo immaginare sapientemente, tramite il genere noir e i cross-over tematichi, nelle sue ambivalenze sessuali e comportamentali. Un occhio selvaggio, aperto alle contraddizioni
del vivere, luminare nelle sue esposizioni semantiche e abile sperimentatore: questo è Takashi Miike. I DVD della Dynit sono presentati
ottimamente per quanto riguarda il quadro visivo, ben curato.
Con l’audio nella maggioranza dei casi in italiano e giapponese, con l’ovvia presenza dei sottotitoli italiani, serviti in Dolby Digital. Per saperne di più: http://www.dynit.it/Takashi%20Miike
Voto
8
|
 |
|