Compagnia Lombardi - Tiezzi
Sogno di un mattino di Primavera
Poema tragico di Gabriele D’Annunzio. Regia e drammaturgia di Sandro Lombardi, Federico Tiezzi. Con Sandro Lombardi, Marta Richeldi, Alessandro Schiavo, Annibale Pavone, Marion D’Amburgo, Davide Calabrese, allestimento scenico di Fabrizia Scassellati Sforzolini, costumi di Giovanna Buzzi, luci di Gianni Pollini, suono di Antonio Lovato
In occasione della mostra su Desiderio da Settignano, in scena al Museo del Bargello a Firenze da mercoledì 9 a domenica 27 maggio 2007 - ore 21.15, la mostra è visitabile fino al 3 giugno 2007
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Sussulti ansimanti da orto
botanico, da gabbia immobile, urla di becchi d’uccelli lontani in questo lasso
di porzione di cielo che la pietrosa residenza del reggente di Firenze lascia
intravedere. Siamo in un buco viola, in un pozzo profondo, infossati nel
chiostro laico. La collaborazione tra la Soprintendenza per
il Polo Museale
Fiorentino, il Teatro della
Pergola e la Lombardi
Tiezzi ha partorito questa rivisitazione del “Sogno di un mattino di
primavera” di Gabriele D’Annunzio
(da mercoledì 9 a domenica 27 maggio 2007 al Bargello, 15, 12 euro), godibile
(50 minuti), ricco di spunti, con una tecnica attoriale sublime legata a doppio
filo all’ambientazione emozionante del Bargello (dove con lo stesso ingresso è
possibile visitare al mostra dedicata a Desiderio
da Settignano).
Dopo il felice debutto dell'opera teatrale di Gabriele D'Annunzio, Sandro Lombardi, straordinario interprete nel ruolo che fu di Eleonora Duse, incontra il pubblico insieme a Franco Zabagli alla Libreria Edison martedì 15 maggio alle 17.30.
Un moscone in stereofonia di fondo sembra apparire e sparire nella giungla di piante
ben allineate e distribuite. Una selva oscura dantesca, verde ci mancherebbe, precisa e puntuale, rivoli e gangli di una mente confusa,
labirinto pigmentato di fragile serenità fallace, di siepi dove nascondersi,
rifugiarsi, adagiarsi. “La
Demente”, allora Eleonora Duse oggi Sandro
Lombardi, ha subito un violento trauma. La guerra cromatica in atto è tra il
rosso carminio sanguigno ed il verde ramarro, la brutalità contro la naturalità,
lo shock acceso per l’uccisione cruenta e malvagia dell’amante al cospetto
della fittizia tranquillità manicomiale, “Morire, dormire. Dormire, sognare
forse”, di farmaci e ricche carezze “ricche”. I colori
s’aggrovigliano e cozzano, sembra vederli lottare nell’analisi freudiana
di occhialetti rotondi. Ma l’illusione del “veder verde”, l’uno anagramma dell’altro, rimane tale e non riesce a guarire
la traumatizzata che neanche nel tentativo-trasformazione in spaventapasseri
campagnolo, “per una ghirlandetta”, con corona (di
spine) nella sua personale via crucis, trova pacificazione. Anche perché la
natura non è soltanto verde: papaveri e rose, ad esempio,
sono rossi. Dolore e piacere, eros e morte si stanano, si sommano. Come
il poema tragico dannunziano, anomalo nella sua produzione perché non in versi,
era costruito ad arte e ad imbuto, a cono di luce, ad occhio di bue
concentrico, ad iceberg sull’amata, qui fulcro e
centro abbagliante è la malata-Lombardi in vestaglia di velluto verde e
sottoveste argentata, come i lunghi capelli, con il volto-maschera appuntita da
volpe astiosa ed impazzita, con zigomi sporgenti ed occhi allucinati. Fortemente istrionico e classico, il linguaggio è pomposo ed
altisonante, in punta di penna e dallo stile estetico perfetto, lo slancio con
cambio di voce dal falsetto al baritonale quasi da Esorcista, appoggiato al
pozzo del Bargello con ai piedi busti in terracotta accatastati. Tralasciato lo
sguardo dall’ineccepibile Lombardi, che infine sale
verso le volute verdi lasciandoci, l’attenzione volge ai comprimari che, in un
alone di movimenti coreografici riempiono la vasta scena nel cortile. Colpiscono
la suora- Marion
D’Amburgo che si muove come per dare la stoccata terminale dello
schermidore prima di ritornare nel silenzio a statua immobile di sale, e il
giardiniere lirico- Davide Calabrese (“allenato” dalla maestra di canto
Francesca Dalla Monica) che riesce a colpi di cesoie a
donare ritmo, forza e potenza, soffice batterista sottile, come schiocco di dita,
come capoversi di una poesia, come virgole che chiosano, al rallentatore, alle
battute che si dispiegano nel ventaglio dell’aia padronale. foto di Marcello Norberth dello spettacolo Sogno di un mattino di primavera
Voto
8
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