E' uno straordinario cesellatore di personaggi e situazioni Ian McEwan,
capace di infondere suspense fino
all'ultima pagina nei suoi romanzi. Tra le prove migliori dello scrittore
inglese, nato ad Aldershott nel 1948 e residente ad Oxford, vanno menzionate
almeno Cortesie per
gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino e L'amore
fatale. La sua ultima fatica letteraria edita in Italia è Amsterdam,
un avvincente romanzo breve dalle forti tinte grottesche, recentemente
ripubblicato nella collana dei “Tascabili Einaudi”: perversione, sesso, un
pizzico di sadismo, solitudine esistenziale e morale sono le tematiche
principali della storia (nonché della narrativa di McEwan).
Il romanzo prende avvio ad un funerale, quello di Molly Lane, donna bella e
vitale, dai multiformi interessi: il palcoscenico che vede riuniti tutti gli
uomini che l'hanno amata nel corso della sua vita. C'è Clive, famoso
compositore, e Vernon, noto direttore di un quotidiano: i due hanno anche
vissuto con lei in età più verdi. Poi c'è George, marito 'ufficiale' e
tradito a ripetizione che, col degenerare delle condizioni mentali della donna,
l'ha rinchiusa negli ultimi mesi in una prigione dorata, assistendola in modo
tanto devoto quanto ipocrita. E c'è Julian, infine, l'amante dell'ultima ora,
un ministro degli Esteri che ha fatto carriera grazie alla sua indole razzista
ed opportunistica, un uomo concordemente odiato da Clive e Vernon, sia per
avversione politica che per sincera gelosia: perché i due, ancora intimamente
innamorati di Molly, proprio non riescono a capire cosa legasse il loro comune
oggetto d’amore ad un personaggio simile. La morte di Molly gradualmente fa
partire un turbinare di eventi fuori da ogni logica previsione, al ritmo di una
stringente commedia grottesca: il rancoroso George mostra foto compromettenti
di Julian a Vernon, che si trova preso nel dilemma se pubblicarle o meno,
distruggendone così la reputazione politica. Il giornalista chiede
quindi consiglio a Clive, in piena crisi creativa (deve comporre un'importante
sinfonia di fine millennio). Il rapporto tra i due inizia a scricchiolare
pericolosamente dietro la spinta di interrogativi contrapposti: è eticamente
lecito rovinare la spregevole carriera di un uomo senza scrupoli avvalendosi di
un suo intimo segreto? Ed è scusabile un artista che, in preda al furore
creativo, decide deliberatamente di non
salvare una vita? Il luogo del confronto decisivo tra i due vecchi amici (e la
relativa soluzione dei dilemmi) sarà Amsterdam e
McEwan sceglierà di chiudere la vicenda in un notevole (e tragico) finale a
sorpresa. Attraverso lo stile distaccato ed impersonale dello scrittore inglese
Amsterdam
incrocia in modo mirabile i destini dei vari protagonisti di questa inquietante
tragicommedia di fine millennio, ennesimo esempio firmato McEwan
della desertificazione morale dei nostri tempi.
Ian McEwan, Amsterdam, Torino, Einaudi (“Einaudi
Tascabili”), 2000; pp. 216
Voto
7½
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