Tra i magazzini e le officine, un concessionario di gomme
per auto e case gialle. Tutto intorno un piazzale aperto, grande, indaffarato,
di via vai lavorativo. Il creare, il produrre, la fattività poco artistica, il
produrre. Produci, consuma, crepa. Nell’alcova- agorà di quella Pistoia che
sale verso l’Abetone, lo spazio Uscita
Pistoia è una mosca bianca. Innovazione, sperimentazione, voglia di
presentare, proporre l’altro, quello che non si vede. Ri-conoscersi. La nuova
mostra, aperta l’8 ottobre con un vernissage eccentrico, e visibile fino al 24
novembre 2006, presenta i lavori di dieci artisti. Differenti i percorsi, i
retroterra, le discipline. Siamo alla quarta edizione. Un soffio, un respiro,
una porta sull’arte contemporanea. La poltrona a missile di Jan
Jakub Kotik sembra evidenziare le paure per un nuovo conflitto, Guerra
Fredda o Atomica, con un siluro che emerge dalla pelle della seduta. Un
armamento che ci esplode nelle viscere, proprio nel momento della nostra
maggiore comodità. Paola
Di Bello presenta la sua fotografia dove si esalta la sedia in primo piano
figlia, o soltanto amante, dei tagli di Lucio Fontana. Claudia Losi
usa il patchwork fotografico, stile almanacco fanciullesco, di ritagli di
immagini che si sovrappongono a creare nuovi scenari e visioni, reali o
estatiche, concrete o metafisiche. C’è la cucina pittorica di Luca Bertolo. Dal
secondo piano affiora, memoria animalesca o carnevalesca, il grande rinoceronte
bianco di Davide Rivalta, che
sembra passare di lì per caso, fuggito da un dipinto o soltanto da un circo
Orfei. Passeggia, sembra animato dalla curiosità di “vedere” l’uomo nel suo
“zoo”, mangia l’erba della libertà immobile, riempie lo spazio aperto dentro la
vetrata dall’alto. Evocativa, provocatoria e pungente l’opera di Jota Castro, “Habemus
Papam”, una croce con una collana di dollari, ricordi alla Fura dels Baus.
La Castro presenta anche un
altro lavoro molto interessante: “Il metro dei problemi europei”, con i dubbi
ed i quesiti che affliggono gli occidentali: si va dall’ecologia alla sicurezza
sul cibo, stile figurine Panini o peggio fotografie di deceduti. I dipinti di Simone Barresi che
sembra impacchetti la realtà e la natura con fogli e teli e tiranti alla
Christo. Ci sono i fili scheletrici di Christiane
Löhr, crini di cavallo, quasi granchi, quasi ragni che svolazzano dalla
finestra aperta, il video “Cornucopia” di Eva Marisaldi tra
video gioco, microbi al microscopio o elettrocardiogramma. In tutto questo, i
mezzo a tutto questo, la performance del
gruppo di danza Aldes, che il primo novembre saranno con un nuovo lavoro al
Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino, formato da Roberto Castello e
Antonella Moretti, in giro con la telecamera. Dopo un laboratorio con dieci
allievi, rigorosamente non attori, sparsi e confusi tra gli spettatori si
bloccano nelle pose più inconsuete, un piede in alto, un a mano sul naso, mentre
la gente li osserva, li studia, ed altri non se ne accorgono neanche, tirando
dritto. Come nella vita.
Voto
8
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